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L’estate a Bari. L’ultima spiaggia

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Sorridente, piacevolmente meravigliato, ci vede riapparire all’improvviso. E ci invita subito a fare un bagno insieme. Per Paolo, di ritorno dal mare cristallino della Grecia, ma anche per me, senza costume da bagno, la proposta è a dir poco scandalosa. Saverio non ammette obiezioni e noi siamo desiderosi di assecondarlo, forse sperando di vedere nascere un lieve sorriso nel nostro comune mare di difficoltà. Ma sì, che importa, ci tuffiamo vestiti, come in un benefico rituale. Con il vestito di cotone che appesantendosi mi fa sentire una medusa, nuoto assaporando una gioia infantile. Ognuno per conto proprio, ci liberiamo di una profonda stanchezza.
Poi guadagnato un pezzetto di scoglio, ci appollaiamo tutti e tre ad asciugarci e fumare beatamente al sole dimenticando completamente i nostri drammi presonali e la paura della solitudine che ci attanaglia.
E’ Saverio che rompe il silenzio:
Lo sai che tu sei molto più carina di quello che vuoi far credere?
Con il vestito fradicio appiccicato addosso, visibilmente in imbarazzo, propongo di andare a casa a cambiarci mettendomi ancora una volta alla guida verso un luogo indefinito, un luogo che ci accomuni nel nostro tartassato cuore. Saverio ha caricato la sua bicicletta nel bagagliaio, Paolo è montato sul sedile posteriore. Stupiti di noi stessi siamo tutti e tre gioiosi e assorti, in tregua con il mondo intero finalmente amico.
Voglio fare l’amore con te! esclama Saverio all’improvviso, con voce chiara ed inequivocabile.
Sorpresa e divertimento allo stato puro. Ma soprattutto un crescente entusiasmo in un momento in cui è proprio l’ultima delle emozioni possibili. L’euforia del cazzeggio ci riporta alla giovinezza e alla vera natura che ci appartiene.
A prescindere da ogni altra considerazione, la schiettezza di quest’uomo merita attenzione e scatena una certa invidia da parte di Paolo circa il tempo record impiegato dall’amico nel dichiararsi. Guardo nello specchietto retrovisore il volto forzatamente impenetrabile di Paolo.
No!
E perché no?
Giusta considerazione, Saverio ha fascino da vendere, mentre io cerco di guidare guardando solo la strada. Ma sono più volte tentata di osservare meglio quest’uomo che mi chiede di fare l’amore con lui come se potesse disporre di me a suo piacimento.
Incrocio ancora una volta lo sguardo di Paolo nello specchietto retrovisore e tiro fuori un cipiglio da dura navigata:
Non ho nessuna voglia di imbarcarmi in avventure estive quest’anno!
Cala un silenzio imbarazzato, ma corre anche tra di noi una sorta di freschezza adolescenziale e solo per qualche minuto Saverio tace, poi:
Io voglio fare l’amore con te!
Non se ne parla neanche! Ho già risposto a questa domanda.
Cala il silenzio.
Siamo finalmente seduti al bar del paesino costiero. Saverio fa domande sulla mia vita.
Cosa faccio? Faccio qualcosa di apparentemente invidiabile, lavoro per la televisione di Stato.
Ma allora fai le marchette?
Per la verità non ne sono capace, mi manca l’attitudine…
Nel raccontargli di me ho l’impressione che tutte le parole usate per descrivere la mia vita e le mie scelte suonino terribilmente stonate alle mie stesse orecchie e mi sembra di fare una enorme fatica per tenere alta la sua attenzione. Mi sforzo al massimo per dare significato a ciò che affermo, e anche se sembro coerente, questa volta non riesco proprio a convincere me stessa.
Usciamo dal bar ma non sappiamo più cosa inventarci per rimanere ancora insieme. Mi viene in mente che vorrei raccogliere delle pale di fico d’india da mettere in giardino. Saverio ci porta in una zona di campagna che conosce e con una manualità sorprendente e anche molto seducente, ancor più delle sue parole, raccoglie un po’ di pale di fico d’india posizionandole come mattoncini ubbidienti una sopra l’altra nel bagagliaio della mia auto.
Allora? dove andiamo…
Così va a finire che andiamo a casa mia e finalmente posso cambiarmi.
Appena varcato il cancello, Saverio con un’atteggiamento di sfida mi afferra per i fianchi e tenta di abbracciarmi dicendomi ancora di volere fare l’amore. Presa alla sprovvista quasi nel panico mi rendo conto fino in fondo, di come sia facile preda e incapace di affrontare gli assalti di un uomo. Balbetto qualche frase insulsa per scappare a bere un bicchiere d’acqua in cucina unico espediente di cui sono capace.
Devi farmi un piacere! dico a Paolo che sorseggia anche lui un bel bicchiere d’acqua.
Dimmi…
Diglielo tu! Lo conosci bene, digli qualsiasi cosa, che non è il caso d’insistere, che non voglio, che sono fidanzata, fai tu… basta che la smette di fare il cretino!
Paolo mi fissa serissimo e appurata la mia totale incapacità di oppormi alle avances di Saverio accondiscende.
Vado a fare una doccia, mi cambio in tutta fretta, poi vado in giardino ad annaffiare le piante.
Al di sopra del rumore dell’acqua che sgorga, ascolto le loro voci chiacchierare in salotto, il loro dialogare familiare e picevole al quale sono estranea.
C’è un’atmosfera molto rilassata quando li raggiungo.
Ci sono sigarette che si fumano per noia o per rabbia o per lenire un dolore o per un’attesa e sigarette che si fumano soltanto per il piacere di farlo.

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