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L’estate a Bari. Genitori e fughe al mare

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Saverio si divide con grande maestria tra noi, ospiti inattesi e gli anziani genitori, torna e ci invita a prendere i bicchieri e seguirlo in soggiorno.
Mi siedo accanto al padre il cui sguardo su di me è fin troppo compiaciuto e che subito approfitta per raccontarci di avere dei figli artisti, ma che il più straordinario artista di tutti è proprio lui. La mamma invece fa capolino dalla cucina con aria piuttosto minacciosa impugnando una bottiglia vuota tra le mani. Io e Paolo satolli, siamo drammaticamente incastrati nel divano.
L’amico pittore è molto rispettoso e scherzoso con i suoi genitori nonostante si accorga delle attenzioni di suo padre nei miei confronti e sorride benevolo delle invettive sempre più incalzanti di sua madre.
Finalmente ci invita ad andare ancora una volta nello studio per fumare insieme comodamente. I due amici parlano fitto fitto tra loro e a lung, lasciandomi in ascolto di un dialogo consolidato, poi tutti e tre usciamo e sotto il portone ci salutiamo.
Ripercorrendo la via del ritorno tra me e Paolo cala un silenzio denso di emozione, ognuno, assorto, pensa a se stesso.
Arrivati a casa mia guardo Paolo negli occhi e gli chiedo:
Scusa ma perché lo abbiamo lasciato da solo?
Giusto… (mi guarda)
Perché?
Un immediato tacito accordo, faccio inversione e torniamo sulla strada verso casa di Saverio. Questa volta non c’è, ci rispondono che è andato al mare in bicicletta. Andiamo a cercarlo. Scorre accanto alla strada il litorale popolare frequentato dai bagnanti delle domeniche d’agosto: le madri addormentate al sole, i ragazzini urlanti che giocano al pallone, le tende improvvisate tra gli ombrelloni, le nonne appollaiate sugli scogli, con i piedi a mollo e il fazzoletto annodato in testa, le ‘tielle’ coperte da tovaglioli su tavoli improvvisati ancora imbanditi e padri sbronzi che giocano a carte.
Occhio alle biciclette!
dico a Paolo, proprio mentre scorgiamo Saverio che sta inforcando la bici e sparisce in una stradina laterale.

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