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Il succo delle parole

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Il succo delle parole
30 Gennaio 2016 
Questo che accade non è un racconto, nel senso che non vi ritroverete a veder viaggiare personaggi, curiosi di scoprire dove andranno a finire.
Questo che accade è qualcosa che conviene tacere. Non vale, non conta e non paga. Ma assale all’improvviso, ti assale e ci sei dentro, velato dal tuo stesso sorriso a contare le parole che mai avresti sognato di dire.
C’erano i succhi: il succo di discorsi e il succo di bugie, il succo di eventi e il succo di ricordi.
Sì avete capito bene, i succhi, come il succo d’arancia, il succo di limone.
C’è nel succo, una gelida sera di un inverno acquietato, scaltro, tornato normale. Smesso il vento insidioso, la pioggia irruente, la temperatura troppo alta e nel cielo, le stelle infuocate di luce argentata, lontanissime, brillanti di brina. Nessuna foglia osa muovere un gemito, ghiaccio sullo scorrere di piccolissime ore.
Nella mia testa frulla il succo di una vita, esperienza dimentica di sé che diviene succo ambrato di un momento, ha il sapore delle rose e della primavera, il colore tenue di un tramonto gentile. Scorrono un fiume di pensieri non sempre leali, cascate di parole irrorano sinuose anse del cuore, vaporose, lambiscono i fianchi della montagna, accarezzano amorose i rami recisi della roverella.
Il succo dell’educazione, sapore dal un forte carattere, amaro da ingoiare, dal tono deciso: la responsabilità, lo sguardo che si posa sull’altro (di dostojevskiana memoria). La forza appare slabbrata dalla ribellione, piegata dal tempo, lacerata e poi digerita. Tramutato il tempo in succo, trapassato.
La noia di un pensiero lacera la mente in muto oltraggio, procedendo a pezzetti non può fluire docilmente, né scorrere furioso distillandosi nel succo di parole.
Devo fare presto, il tempo è scaduto, ma il tempo nel tempo perde il senso del divenire, si trasforma nel succo dell’ultima esperienza.
Le speranze si fanno rabbiose, furenti i disagi, convenienti maschere carnevalesche, solide ipocrisie.
Piccoli animali osservano assetati d’amore, rovistano tra rifiuti insensati e ripuliscono la terra di tanto scempio. Questo è un inverno di umili succhi di racconti sepolti e poi scovati con mostruosa determinazione. Piccoli doni, raggi di luna posati a illuminare le notti di sogni desueti, di sagaci illusioni, di asfalti bagnati e rovinose frane nel buio. Una luce è stata spenta, il risparmio sottile non fa che guardare al disastro e girovagare a caccia del sole.
Speranza.
Stando così assiepate, una valanga di parole, ed estromesse dal dialogo, cadono a precipizio a condizionare l’umore di pochi avventori, a ravvivare il cielo e i volti di curiosi manichini.
Succo di tante parole.
Gelida notte nel respiro fragile delle ore, una piccola lampada ora è accesa, un sorriso nascosto apre la luce di un volto in un tiepido e rassicurante calore che sale dalle viscere della terra.

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