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Sfruttare il tempo per la scoperta

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Che titolo imbecille, fu la prima esclamazione che mi venne in mente quando mi chiesero le solite sessanta righe da scrivere nell’immediato. Onestamente per me il tempo era da sempre sfruttato per la scoperta non fosse altro per mantenere fede ad un vivere scelto privo di argini e definizioni. Sapevo dunque perché le avevano chiesto a me queste benedette righe, ma non riuscivo a focalizzare l’attenzione su un qualunque tema da affrontare. Certo avrei potuto limitarmi all’infanzia, che è il tempo della scoperta per antonomasia, ma non avrei prodotto alcunché di nuovo ripercorrendo temi già ampiamente studiati.
Si trattava di spingere l’acceleratore su un tempo inesplorato, il nostro, accelerato all’ennesima potenza, caotico e pieno di contraddizioni, dove il nuovo premeva in maniera esorbitante per venire alla luce e trascinare nell’oblio quel vecchio mondo a cui eravamo tutti abituati.
In una modalità esistenziale che andava per inerzia, per abitudine, nel modo in cui avevamo vissuto per secoli e che segnava il nostro tempo di sofferenze e angoscia: la vita in cui eravamo pensati e vissuti dal tempo, più che sfruttarlo per scoprire cose nuove.
Il tempo non aveva più lo stesso valore di… un tempo, percorreva strade sconosciute, lancette interminabili e secondi eterni, qualcosa di estraneo alle nostre vite si era appropriato del tempo del lavoro, dell’azione e di tutto ciò che comportava.
Il tempo umano era stato negato e assoggettato all’industrializzazione, spaccato in secondi produttivi e si era presto allenato a diventare un tempo macchina per l’essere umano, rinchiudendolo in una scansione metodica di gesti ripetitivi che lasciavano dietro di sé nessun ricordo e molti oggetti da catalogare, riporre, evidenziare.
Il tempo che sembrava inventato dall’orologio, cominciava a perdere colpi nel suo precipitoso incedere verso l’infinito, lasciava adito alla supposizione che non esistesse altro tempo, altro spazio che non quello interiore. Una scoperta sconcertante per chi faceva affidamento solo al divenire esterno a sé e a collegare il tempo della crescita in un anno di trecentosessantacinque giorni.

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