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Capri un giorno d’autunno

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Capri un giorno d’autunno

30 Marzo 2016

A Capri da ieri

e ieri pioveva, un giorno d’autunno…

di questo autunno con il mondo cambiato, violato, sommerso da una ondata di odio, dalla studiata vendetta di un popolo di giganti un po’ bambini, che vogliono vedere al più presto il ‘nemico’ affogare.

A me piace pensare che ciò che accade spingerà l’umanità sull’orlo del baratro ma memore di tante e tante tragedie, la trasporterà verso la ragione del buon vivere, del saggio pensar e, dell’abitare, finalmente, nella civiltà del dialogo e della compassione.

Yankie go home. Potreste escogitare qualcosa di più intelligente della guerra, potreste accorgervi della violenza e dell’orrore di ciò che falsamente definite ‘esportare democrazia’ e della povertà che creerete e dei profughi e della fame e della recessione mondiale.

Così pensavo arrampicandomi furiosa su per la via di Tiberio verso villa Lysis-Fersen dove non ero mai stata e dove ero andata ad ascoltare un concerto insieme a pochi capresi e qualche esimio turista incurante del tempo grigio.

Camminavo chiedendo a qualche raro passante se era proprio quella la via, arrampicandomi nella mia stessa rabbia, cercando di non provare soltanto odio e risentimento.

Mentre ero costretta sotto l’ombrello a ripararmi da una pioggerella sottile e persistente, villa Fersen è apparsa alla fine di un lungo percorso in salita, straordinaria casa ridondante di marmi e colonne e simboli esoterici e stanze spoglie di un lusso sfrenato, esagerata e seducente.

Dedicata alla ‘jeunesse de l’amour…’ addormentata, abbandonata e ritrovata, patrimonio caprese da far godere a turisti accorti e volenterosi di carpirne i segreti.

“Venite a vedere la sala dell’oppio!”

gocce di pioggia e umido che si annida nelle ossa, in attesa di un magrissimo sassofonista che mi pare di conoscere da sempre, davvero, il suo sorriso mi è straordinariamente famigliare. Davvero mi pare di affondare in un mare ricordi in questa Capri che malgrado il mio recalcitrare mi adotta, difendendomi dalle intemperie della vita, sorreggendomi nel cammino forzato, cullandomi e costringendomi a recuperare le forze disperse nel tempo dell’attesa.

All’indomani il sole, caldo meraviglioso e un mare limpido e sereno, ho letto un libro, era così tremendamente dolce e tranquillo, come questo autunno di stravaganti guerre del 2001.

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