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Terapia del dolore

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Terapia del dolore
13 Marzo 2016  

Il computer trascrive e memorizza velocemente i pensieri battuti sulla tastiera. Non è come lo scrivere manuale dove l’anima sembra fluire nell’inchiostro e depositarsi in armonici ghirigori sulla carta, ma prorompe precipitosamente caduta nel vecchio e vacuo intimismo, nel donare e aspettare che il tempo segni le parole, conferisca loro la patina del ricordo, il giusto colore, l’esatta tonalità di un umore volatile e leggero. Per caparbietà, sciocca tracotanza, ignoranza di parole dette a fiumi ad orecchie intelligenti seguita da silenzi che lasciano spazio a troppi interrogativi.
Vorrei poter parlare liberamente di tutto, riempire pagine di ‘vorrei’, ma un destino stravagante contorce ogni cosa di ogni rapporto ricamando di fili intricatissimi ogni piccola vicenda esistenziale. E vorrei colorarli questi fili e vederli leggiadri svolazzare in un cielo infinito e sereno. Vorrei riconoscerli a uno a uno e potermici arrampicare per farmi portar via, finalmente libera di sostare nella trama a me destinata. Vorrei sedermi ad ascoltare quell’antico sgranare il rosario nella sera e sentire l’involuto ordire di un delicato chiacchierino e rompere ogni indugio e lasciarmi tramortire da uno sguardo indagatore e poi smetterla di giocare alla vittima designata. Vorrei smascherare il mondo intero e gridare come il bimbo della fiaba che: Il re è nudo! E allora? Nudi pure noi.
Sonorità. Belle sonorità che non si adattano alla coscienza. Impedirsi di prendere il largo e di andare lontano è il tuo peccato più grave: ancorato a uno scoglio, solitario sottomarino adagiato sulla sabbia, fremendo, arenato al suolo t’immergi in un’isola di speranza. In agguato il furore che ha acceso le genti approdate in simili territori. Soltanto un volo può liberarti ancora. S’accende solitario l’amore, scende a placare, il tuo falso ardore e il prodigio che si risolve in sé.
Fluire delle immagini, immagine di sé; di un sé fantasticato e irrealizzabile perché specchio di un sogno. Specchio di gigantesche illusioni dagli occhi corvini. Come un sorriso che spegne il desiderio e avvicina gli altri in eterogenee onde di aspettativa. Il mare, il fragore delle emozioni… la poesia che travalica ogni spiegazione anticipando il linguaggio della ragione.
Espressioni volontarie d’amore, suoni omofoni e impatti travolgenti, collusioni di dolore. Facili ricorsi alla memoria, retorica di tutti i sortilegi. Poesia, nullificante poesia.
Se son rose…
A cosa serve la poesia?
Voci, voci dell’al di là, voci inconsuete e tramandate nel nulla: a cosa serve la ragione per i poeti? Desiderio mistico e rigoroso decoro negli strappi ingannevoli della memoria. Non si cancella che con un misero gesto, non si tramanda che in automatici suoni. Senso di civiltà e potere delle alte sfere: il potere delle parole.

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