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Mondi minuscoli

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Mondi minuscoli

5 Marzo 2016 

E’ vero, è tutto il contrario di questo piccolo vento. E’ vero, ho mancato l’ascolto e in ogni caso ero distratta e con la cataratta della gelosia che mi copriva gli occhi e pure il volto di una patina di cera. E’ vero, se un commento s’è sciolto nel dissenso è soltanto perché non potevo sopportare il peso della tua leggerezza.

Accanto a qualcosa che non potevamo manovrare, l’onda della corrente ci trascinò via. Non fu terrifico nuotare e non fu salvifico attraversare il mare in tempesta. Rimanemmo in bilico, sapevamo bene quali note assaporare con la musica, lo sapevamo da tanto, lo sapevamo da sempre, collegati all’essenza del nostro richiamo, perduti nel verde di un fantastico piano.

Vento sereno lieve torpore, l’amarezza scioglie un pianto lontano e il sorriso muove leggero una ciocca di capelli.

Preludio di ore mai viste ieri, un secolo nostro trascorso a ridere tra i fiordi. Lo sapevi quanta allegria in un pezzetto di pane raffermo, lo sai che ancora prego ogni tanto di piegare le ore e tu rispondi paziente che erano mille, erano lunghe, erano troppe, erano belle, erano grige, erano le nostre ore, attimi di millenni e per capriccio le ho tormentate con insolente allegria. Le ho portare a fare un bagno di mare nell’ombra della sera e ho dimenticato le ciabatte rosa, così festose da fissarsi nel muro, sorridere perverse della loro sciatteria. Ecco i mondi minuscoli che attraversa il cuore, ecco il sospetto che si fa strada, ero io o era la lumaca strisciante, quieta, serena. No, mi rispondi, ma tu hai le ali non vedi che voli come una strega bugiarda. Possiamo ridere tirandoci dietro quell’orologio infingardo che lega il tempo in un raggio di sole.

Stai sguazzando tutto carino tra le onde dei miei capelli e ti chiedi come mai questo piccolo gelsomino che sembra sgattaiolato da un prato, ne sento il profumo, anche se siamo sommersi in una gialla duna desertica di molliche di pane.

Non mi va di raccontarti il romanzo e snocciolare dialoghi osceni con le parole del panettiere, non mi va di seguire la trama che vorresti sapere, non voglio morire a piè di pagina e seppellirmi accanto a un segnalibro.

Voglio suonare le note infine, le combinazioni irresistibili delle più grasse risate. Voglio vederti piegato dalla gioia e sistemato a dovere, voglio contare i tuoi minuscoli peli e sapere che non potranno proteggerti dalla mia luce, voglio pensare che non hai più sete di argomentare dolori sconvolgenti, inesistenti.

Voglio dare un taglio assoluto alla tua inquadratura e poi cambiare luce all’improvviso, voglio mentire perché è proprio la cosa che non so fare.

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