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Art exibition. E le donne rispondono con l’arte e la bellezza.
 6 Dicembre 2018 
M’inoltro nel luccichio festoso e ridondante del Natale sempre più alle porte nelle vivaci pieghe delle strade di Castellammare di Stabia. Nell’incalzante profumo di dolci fragranze e il vociare estroverso sotto le luci della sera, arrivo in via Pietro Carrese, il luogo del mio appuntamento, un posto dedicato alle donne e alla loro difesa.
Mi viene incontro una persona minuta, affabilissima e dagli occhi ridenti, parte del locale sulla strada ospita le sue opere e quelle di Angela Amè, fino agli inizi del nuovo anno.
Mi immergo così nei quadri che narrano le passioni filtrate dalla profonda e colta analisi che la pittrice Rosanna Candido fa di se stessa. Sono attratta dal fascino emanato dall’uso del colore, un uso sapiente che, destrutturando i temi della sua ricerca interiore diventa astrattismo allegorico che restituisce gioia e incredibile vitalità allo sguardo che vi si posa.
Rosanna Candido inizia a dipingere fin da bambina, felice di gioire dei regali dei suoi genitori legati alla pittura e ai colori. Frequenta l’Istituto d’Arte e in seguito l’Accademia di Belle Arti proprio negli anni più fecondi e tumultuosi delle rivolte studentesche. E dipingere rimarrà per lei sempre un’attività strettamente legata alla stoffa dei sogni ricavandone grandi e intense emozioni.
Mi racconta, sciorinando parole che le escono velocissime, del suo amore per la musica, la scoperta dell’ascolto di Bach mentre si dedicava alla pittura, una vera rivelazione, amore profondo per il grande musicista. Imprinting che non la abbandonerà più, pur cambiando gli autori, l’atto creativo del dipingere rimarrà legato all’ascolto musicale.
La vita si sa, riserva molte sorprese e trascorrono periodi di tempo dove la famiglia e l’insegnamento sono la sua principale attività, ma la pittura non le sarà mai lontana, seppure con pochi lavori, mai distante dal suo modo di esistere.
Dopo il pensionamento dipingere diventa attività di ricerca ancora più profonda e prioritaria contenendo lo scrigno prezioso della maturità artistica e della mai sopita sete intellettuale. C.G.Jung e J. Hillman sono i suoi grandi ispiratori. La scoperta dell’immaginazione attiva di Jung diventa importante per la Candido che riconosce in se stessa il pensiero attraverso le immagini e le immagini che devono attraversarla per cercare di prendere forma sulla tela. Profondamente identificata con il gatto, esseri ancestrali e magici, con le presenze animali di Hillman toccano profondamente la sua anima.
Mi soffermo ancora un po’ e con uno sguardo più consapevole sulle sue opere:
L’anima del mondo e il pensiero del cuore che ispira, cuore pulsante. Pensiero, cuore e azione.
L’arlecchino che mi racconta ispirato ad un manichino nell’allestimento di una vetrina di Sorrento consacra il movimento verso l’astratto, la cura e la ricerca dedicata al colore.
Medea ispirato alla Medea di Pasolini e la Callas
Ophelia, opera immediata ispirata dai pochi tratti.
Pathei mathos (Eschilo) ispirato al Sapere che implica il Pathos
Concludo questa sorprendente immersione nei colori di Rosanna utilizzando una frase del suo amatissimo Hillman tratta da: Il codice dell’anima.
“A questo punto diventa straordinariamente facile comprendere la nostra vita: comunque siamo non potevamo essere altrimenti. Niente rimpianti, niente strade sbagliate, niente veri errori. L’occhio della necessità svela che ciò che facciamo è soltanto ciò che poteva essere”.
La mostra resterà aperta fino agli inizi del nuovo anno a Castellammare di Stabia in via Pietro Carrese 24 presso il CIF Centro Italiano Femminile.

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Bragaglia amava Totò e anche tanti altri.
 24 Novembbre 2018 
L’occasione per raccontare qualcosa che fa parte della mia vita, tutto ciò che si è vissuto in prima persona fa parte profondamente della propria vita, è l’uscita della notizia che la villa Camarelle detta casa Bragaglia di Capri è stata messa in vendita.
La storia della casa costruita a Capri per sé da Carlo Ludovico Bragaglia a partire dal 1938-39 è ampiamente narrata da tanti storici e studiosi.
Ho frequentato a lungo l’Antico artigiano della macchina da presa nella sua casa a Roma ai Parioli, raccogliendone le memorie e le confidenze appartenute a un intero secolo di storia e di cultura italiana. Sono stata testimone per sette anni dell’ultima parte delle lunghissima vita di Bragaglia e curatrice delle sue memorie, autrice di sette racconti sulla sua vita raccolti nel libro Bragaglia racconta Bragaglia, carosello di divagazioni, saggi e ricordi edito da Vanni Sheiwiller per la sua casa editrice All’Insegna del pesce d’oro, Milano 1997
Carlo aveva una caratteristica umana decisamente poco frequentata, non parlava mai dei torti subiti mettendo in cattiva luce le persone coinvolte. Era davvero straordinario da questo punto di vista, diceva di essere fortunato eppure è morto che le sue proprietà non erano già più sue, nonostante avesse guadagnato tantissimo denaro nella vita e fosse un ottimo amministratore, come mai?
Bragaglia ha realizzato nella sua lunga carriera 64 film. Ha realizzato 5 film con Totò e ha diretto personalità del calibro di De Sica, Giuditta Rissone, Clara Calamai, Maria Mercader, Rossano Brazzi, tutti e tre i fratelli De Filippo, Anna Magnani, Paolo Stoppa, Amedeo Nazzari, Renato Rascel, Silvana Pampanini, Ugo Tognazzi, Domenico Modugno, Maurizio Arena, Nino Manfredi, solo per elencare alcuni nomi.
Totò nella sua lunghissima carriera ha realizzato 97 film quasi tutti da protagonista. Come avrebbe potuto scriverli tutti Bragaglia? Bragaglia era un regista, certo anche sceneggiatore, ma si avvaleva di un team per scrivere le sue idee e non di ‘generici’ sceneggiatori, stiamo parlando di Achille Campanile, Cesare Zavattini, Vittorio Metz, Age, Furio Scarpelli, Sandro Continenza, Marcello Marchesi, nomi da far tremare le vene ai polsi. Infatti, da una collaborazione con Achille Campanile che risaliva sin dagli inizi del 1921 e durata tutta una vita, nel 1938, Campanile propose a Bragaglia una idea per un film con Totò dal titolo Animali pazzi. Bragaglia conosceva bene Totò per aver ammirato insieme al fratello Anton Giulio, le sue esibizioni di avanspettacolo. E fu entusiasta di metterlo in scena.
Il film Animali pazzi venne realizzato nel 1939 ed era il secondo film di Totò che aveva interpretato il suo primo, Fermo con le mani di Gero Zambuto nel 1937 una serie di gags montate insieme che però non ebbe il successo sperato.
Carlo Ludovico Bragaglia ha il merito di aver capito quale poteva essere la dimensione del Totò cinematografico che non poteva venire schiacciato dai “chiché” del solito comico dialettale né sfruttato semplicemente per ‘gags’ verbali o per lazzi clowneschi. A partire dalla fisicità del suo essere attore-affidato a una sorprendente snodabilità del corpo, a un viso asimmetrico, allungato, col mento storto, a un collo che poteva far quasi danzare il capo sulle spalle vincendo, sembrava, le leggi della natura, e alle sue doti di improvvisazione – era possibile creare un personaggio nuovo, inserito in quell’umorismo surreale, allusivo, paradossale che aveva in Achille Campanile il suo esponente letterario più autorevole e che aveva dato luogo, oltre alla fioritura di romanzi e novelle e testi teatrali, alla massiccia diffusione di alcuni settimanali specializzati come Marc’Aurelio a Roma e Bertoldo a Milano.
Con Animali Pazzi scritto da Campanile su misura per Totò e diretto da Bragaglia ha realmente inizio quella fortuna filmica dell’attore che lo porterà dopo il secondo conflitto mondiale a un successo clamoroso in grado di persistere anche oggi a decenni dalla morte. – tratto dal capitolo terzo: Carlo Ludovico Bragaglia o i meriti del buon artigianato nel libro Nato con il cinema. Carlo Ludovico Bragaglia: Cent’anni tra arti e cinema di Lamberto Antonelli, Ernesto G. Lauraa a cura di Giovanna Mangiaracina.
Dunque trascorsero 11 anni da Animali pazzi quando, dal 1949 in poi, Bragaglia e Totò realizzarono insieme altri 4 film quasi di seguito uno dopo l’altro, Totò le Mokò, sceneggiatura di Vittorio Metz, Furio Scarpelli, Sandro Continenza.
Nel 1950 Totò cerca moglie soggetto e sceneggiatura Age, Furio Scarpelli, Sandro Continenza, Vittorio Metz.
Sempre nel 1950 Figaro qua, Figaro là liberamente ispirato al Barbiere di Siviglia di Rossini, sceneggiatura di
Vittorio Metz,, Marcello Marchesi, Age, Furio Scarpelli e Le sei mogli di Barbablù sceneggiatura di Bruno Cavagni e E.M.Ricci.
Bragaglia lavorava e viveva a Roma, Capri fu per lui da sempre il luogo del riposo, della spina staccata dallo stress del suo incessante lavoro di artigiano e se è vero che ospitò tantissimi amici e celebrità, non era Capri il cenacolo deputato alla creazione, piuttosto era il luogo in cui si rigenerava, si ritemprava, in cui aveva amici fidati di vecchissima data e dove assaporava in tutti i sensi le delizie che la mitica isola offriva. Certo tantissimi artisti sono passati di lì e anche Totò, ma la frequentazione delle famiglie di Totò e di Bragaglia non fu di così grande successo come la loro esperienza lavorativa.
Bragaglia rimase scapolo molto a lungo, finché capitolò a tarda età sedotto dal fascino di una signora napoletana dalla verve straordinaria. Lei aveva alle spalle già due matrimoni finiti e due figli ognuno da un matrimonio. Dunque Bragaglia sposandola accolse come suoi, i figli della sua amata. Il secondo figlio era appena dodicenne, un ragazzo molto viziato, con la passione per il gioco delle carte e crescendo con la passione per le attrici non protagoniste. Era Gianni Buffardi che divenne poi produttore cinematografico e che morì di toxoplasmosi a causa di un incauto bagno preso nel ‘biondo’ Tevere.
Frequentandosi le famiglie, la figlia di Totò si innamorò perdutamente del giovane, osteggiata da padre, Totò, che non vedeva di buon occhio la relazione. Questo, come potete immaginare non favorì la relazione tra Totò e Bragaglia coinvolti come padri in una situazione molto delicata. I ragazzi si sposarono e il matrimonio non ebbe un esito felice. Buffardi continuò la sua vita appassionata di gioco di carte e certamente non rese felice la figlia di Totò.
Bragaglia da canto suo si ritrovò a perdere tutto ciò che aveva per onorare i debiti fatti dal figliastro e così perse la villa di Capri che andò all’asta. Il ‘fato’ volle che l’asta fu vinta proprio dal nipote Silvio Clementelli che subentrò nella proprietà e fortunatamente Bragaglia poté continuare a frequentare la sua amata casa fino alla morte durante le vacanze estive e natalizie.
Prima della fine del secolo scorso, il produttore Silvio Clementelli, molto famoso ma momentaneamente a corto di successi da botteghino, pensò bene di fare il remake di Malizia che tanto successo e tanto denaro gli aveva fruttato. Nacque così l’idea di Malizia 2000 film che avrebbe dovuto sbancare ai botteghini e riportare in auge l’attrice protagonista Laura Antonelli che dall’epoca di Malizia non aveva all’attivo altri film importanti o di grande richiamo per il pubblico. C’era un problema però, la Antonelli non era più la fresca ragazza del tempo di Malizia e il suo viso mostrava già un certo decadimento. Così le suggerirono una tecnica estetica allora molto innovativa, il botulino. L’attrice accettò, ma le cose andarono storte a causa di una reazione allergica che le rese il volto deformato e gonfio a dismisura. Riuscirono in certo qual modo a guarirla e il film si fece. Fu un fallimento per tutti, il film risultò mediocre e le critiche si abbatterono impietose sull’operazione non riuscita.
Con ogni probabilità fu per questo malaugurato Malizia 2000 che sopravvenne il tracollo economico del produttore, causa della cessione a Cagliari (curioso ragionare su come andò a finire proprio a Cagliari avulso dall’ambiente cinematrografico) della villa Camarelle nota come Casa Bragaglia.
Il documentario su Capri Bragaglia lo girò alla fine della sua carriera di regista, nel 1962 vincendo un concorso indetto dall’azienda per il turismo di Napoli, vincendo un prestigioso premio e non a cento anni quando oramai era quasi del tutto cieco e non avrebbe potuto girare alcunché.
A Capri certamente Carlo faceva grandi arrampicate e innumerevoli passeggiate, ma non a tarda età, quando invece erano i porteur di Capri a caricarlo sui mezzi per portare i bagagli e accompagnarlo fino alla villa.
Tant’è.
Larga la foglia stretta la via dite la vostra che io ho detto la mia.
Piano di Sorrento 22 novembre 2018
Giovanna Mangiaracina

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