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Bea, l’invisible college

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Bea cammina con passo leggero sollevando un lembo della sua lunga gonna per non inciampare e con l’altra stringe forte a sé il mio braccio. Il tintinnio di campanelline dei suoi bracciali la segue ovunque facendo da colonna sonora sul nostro cammino.

Nella mia, la sua mano delicata e sottile per farle sentire il mio desiderio di proteggerla dai rischi metaforici e reali di una caduta. La trovo sempre bella, accattivante nel suo incedere, materna e allo stesso tempo così seducente.
Passeggiando in silenzio, i nostri cuori si fondono in un unico battito, come ali maestose di uno stesso essere e volano lontano. Poi con morbida e melodiosa voce Bea mi suggerisce mille ricordi. Perfetta magia adesso, ancora insieme, con la sensazione di rubare un altro momento esclusivo allo scorrere precipitoso delle nostre vite. Il suo sguardo d’oriente si posa su di me incontrandomi nel volto protetto dall’oscurità degli occhiali da sole. E’ una fotografia dei nostri momenti più belli, nell’incanto che ci ha unite tanti anni e si ripropone a dispetto di ogni evento, dei luoghi che ci dividono e dell’età che ci fa mature, consapevoli e sagge.
E’ facile per me dirle tutto, è semplice per noi parlare il linguaggio dell’amore, senza stancarci mai, farci sedurre dalle nostre voci come onde di un mare calmo che s’infrangono nel silenzio e nel buio della notte. Da tempo cercavamo di trascorrere un pomeriggio a parlare, trastullandoci in passi leggeri, con il nostro modo di guardare il mondo, ridere, soprattutto di noi stesse.
Sa benissimo Bea, di farmi piacere mentre mi chiede di me.
“Dì la verità… da quanto tempo non lo vedi più?”
“Tantissimo, te lo giuro! non ho neanche più sue notizie, non so che fine ha fatto, davvero…”
Mento oppure no. Mi richiama all’ordine, alla sincerità che di me conosce, al rigore che i più mi rimproverano, non sopporta bugie in questo momento e non le importa se la farò soffrire. Non ha mai compreso le ragioni della mia solitudine e rifiuta di immaginarmi vivere da sola.
“ Non è possibile che nessuno ti abbia mai amato…”, mi guarda dolcemente: “Come si può non amare una persona come te. ”All’improvviso una coccinella si posa sulla sua mano, Bea vuole passarla sulle mie dita, ma l’insetto spaventato vola via. E’ contrariata, ma la prendo in giro distraendola e ridiamo. Abbiamo attraversato decenni con la rapidità di una semplice carezza. Ci siamo confidate i segreti più nascosti senza mai distogliere lo sguardo, sprofondando nei sorriso dei nostri occhi. Facciamo finta che non sia vero, ma sappiamo bene che non ci vedremo mai più. Ci siamo sostenute con dedizione, rimproverate con amore, divertite con magnificenza, ci siamo raccontate l’inimmaginabile, amate con pudore estremo.
Cala la sera, la Luna è congiunta a Venere, una virgola e un punto nel cielo limpido punteggiato da miriadi di lucciole che danzano armoniose sul bordo della strada rendendo la montagna simile ad un presepe.

Nell’aria il profumo dolcissimo e penetrante dei gelsomini. “Lasciami qui!” No! non voglio… ti accompagno!” “Lasciami qui!” sussurr perentoria aprendo le braccia. Mi tuffo nel suo abbraccio e la stringo forte a me per molti lunghissimi minuti.Respiriamo la fragranza dei nostri corpi cercando di fonderci nella vita che abbiamo vissuto e nel desiderio di viverla ancora, per sempre.
Il 25 maggio Bea si è svegliata finalmente allegra ed ha chiesto ai suoi genitori se poteva morire lì, a casa loro, e in poco tempo se n’è andata. Nello stesso istante e a molti chilometri di distanza sono entrata nella mia auto. Nel mettere distrattamente in moto vedo qualcosa sul parabrezza, una stupefacente sorpresa mi lascia a bocca aperta: decine e decine di coccinelle festose colorano di rosso la mia strada.

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